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Punto di partenza della mia ricerca è stata la riflessione sul valore del calco e della matrice.

Come i calchi di Pompei, il calco non imita una forma ma prende il posto di ciò che era reale riempiendo il vuoto intrappolato da matrici che ne hanno conservato la forma prima della sua scomparsa o distruzione, immobilizzandolo per sempre oltre ogni dimensione temporale. Il calco diventa il depositario della memoria di un passaggio o cambiamento di stato, memento mori di una natura transeunte.

Ragiono sull’assenza, sul vuoto come morte e trasformazione, sull’importanza di ciò che non è visibile parimenti reale come ciò che riusciamo a vedere.

Lavoro con calchi e matrici, con positivo e negativo, con pieno e vuoto. 

Il vuoto non è uno stato di non-essere ma pieno di fugaci onde elettromagnetiche e particelle che si creano e si distruggono in continuazione, troppo rapidamente per essere viste. Come in iperuranio platonico In esso sono contenute le potenzialità di ogni cosa che esiste ed esisterà in futuro. 

Ai nostri sensi limitati appaiono reali solo le cose che possiamo vedere, toccare o percepire senza pensare che le loro strutture, compreso il nostro corpo, sono in maggioranza costituite da vuoto ed è proprio il vuoto che dà maggiormente forma alla struttura di ciò che noi possiamo percepire coi sensi. La forma è vuoto e il vuoto è forma. 

Il vuoto è forma tra le forme della realtà percepita.

Sono forme complementari e in costante rapporto. Separate da un luogo inteso come limite del corpo contenente. Quale delle due è il contenente? Le nostre forme in ultima analisi non hanno una struttura materica, a livello infinitesimale tutto è in realtà vuoto, e il vuoto, coincidente per noi con ciò che non vediamo, è in realtà pieno di cose che difficilmente possono definirsi reali. La materia a livello subatomico è costituita da vortici di energia che roteano e vibrano saltando fuori e dentro dall’esistenza.

Quello che noi chiamiamo materia e riconosciamo come reale e ciò che non è percepito dai nostri sensi e chiamiamo vuoto sono costituiti da energia immateriale che è organizzata provvisoriamente in maniera diversa. Siamo un unico. 

Le matrici definiscono uno spazio interno che diventa calco e uno esterno che lascia tracce sullo spazio circostante che riceve queste tracce e al contempo agisce come matrice.

Positivo e negativo si alternano senza soluzione di continuità sulle mie strutture in garza e gesso. Strutture vuote, calco di una tela poi rimossa. Talvolta quella tela è stata il positivo talvolta il negativo ed ha lasciato la sua traccia sulla superficie lunare.

Si formano sulla superficie umida e malleabile depressioni, impronte, matrici e calchi di ciò che continuamente si forma e scompare nel vuoto troppo rapidamente per essere visto: nuove organizzazioni di forme ma anche pensieri, idee, emozioni, energie che vibrano e interagiscono con quella della realtà ultima e la influenzano. Senza più tela ne mantengono la forma, senza più supporto si solidificano liberi, rivelano e fissano le forme del vuoto circostante allo stesso modo in cui un palloncino rivela l’esistenza dell’aria.

Queste membrane leggerissime potrebbero svilupparsi in maniera potenzialmente infinita. Si muovono sotto il loro stesso peso, respirano, si espandono, si flettono. Riescono a fissare forme, tracce universali, primordiali ed archetipiche di una memoria collettiva di un essere unico e infinito dalle molteplici forme.

Talvolta strati di garza si sollevano come sinopie strappate.

Tramite matrici e calchi vedo la possibilità di fermare quelle forme fugaci e renderle reali ai sensi.

Tracce come indizio di esistenza.

Non so quindi se la membrana di garza e gesso appartenga al vuoto che contiene almeno in apparenza la struttura visibile o sia invece membrana del vuoto contenuto dalle strutture o nella struttura stessa. Il vuoto come impronta del pieno, reale quanto il corpo che lo delimita. 

La tela poi rimossa che è contemporaneamente matrice, calco e talvolta traccia, dà forma a questa membrana aderente e contigua tra visibile non visibile, tra reale e reale, tra provvisorio e provvisorio. Questo strato di gesso che conserva la trama della tela come imprimitura che rende questa superficie pronta ad essere ventre accogliente e ricevente e insieme creatrice di forme.

La tela del quadro come significante dell'arte. 

La luce che talvolta è posizionata dietro queste strutture non assolve al compito di mero esercizio performativo od estetico per valorizzare la garza o la materia ma è strumento per mostrare come la superficie si riorganizzi. Le forme sulla superficie spariscono e si riorganizzano in trame. La luce che proviene dal vuoto è conseguenza di un atto consapevole dell'osservatore che nell'atto stesso di osservare cambia la realtà percepita.  

Nella luce della consapevolezza diamo forma ad una nuova realtà. La luce è rivelazione.

La garza è sì velo. È sì membrana che permette il passaggio e la comunicazione con la sua larga trama ma è anche una benda, Nel rituale dell'acqua, del lavaggio dal gesso sento una abluzione purificatrice del corpo e dell'anima nei suoi passaggi evolutivi, di piccole e grandi morti e di nuove partenze, nella combinazione col gesso un atto di amorevole cura, di intervento salvifico, di rinascita, rigenerazione o resurrezione. Sono Sindoni testimoni di un panteismo sotteso. 

In un Universo dove tutto è in stretta relazione in equilibrio dinamico e l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo determinano la realtà, se i nostri pensieri e le nostre azioni possono interagire e quindi modificare questa realtà, noi siamo custodi attivi del nostro mondo, del nostro pianeta. L’uomo non è nell’Universo, l’uomo è parte integrante di un universo immateriale, mentale e spirituale. Interconnesso con tutto il mondo circostante, realtà indivisibile con la natura. 

Penso che facciamo parte di un sistema di “entanglement”, di correlazione a distanza tra sistemi separati, dove le nostre azioni modificano non solo ciò che è contiguo ma tutto il sistema, perché tutto è fatto della stessa natura, particelle e onde elettromagnetiche in continuo divenire nel vuoto, in cui il nostro essere è uno dei possibili equilibri impermanenti. 

È il momento di averne consapevolezza e di agire senza ulteriori ritardi. Tutti, nessuno escluso. È il momento di svegliare la coscienza letargica.

Come al centro di un ciclone o di un frullatore, nulla più ci tocca mentre ci gira vorticosamente attorno.

Le immagini sempre più veloci e sempre più feroci alzano l'asticella della nostra assuefazione.

Vorrei scuotere la moltitudine dalla sedazione della comunicazione di massa dei media che sembrano garantire l'ipercomunicazione e costringono invece alla non sperimentazione dell'informazione che raramente diventa coscienza. Risvegliare la necessità e il piacere di indagare, di riflettere, di andare oltre una fallace apparenza, di prendersi il tempo, di svelare ciò che è nascosto o non immediato e di nascondere per evidenziare alla coscienza.

Sottraggo volontariamente alla vista, nei calchi vuoti in gesso di cavolo romanesco e mais, rifiuti e polistirolo. Plastiche e mozziconi di sigaretta raccolti per strade, sentieri e spiagge riempiono il vuoto contenuto. La sostanza del cibo è nascosta alla vista e generalmente non ha la nostra attenzione. Questi oggetti ripieni di rifiuti ma dall’apparenza rassicurante, piacevole, familiare ci ricordano come i pericoli più insidiosi siano quelli che non vediamo, nascosti nel cibo, nella terra, nell'acqua e invisibili nell'aria come purtroppo stiamo sperimentando oggi. Ci interessiamo alla forma, al calibro, al colore. La sostanza delle cose può essere pericolosa perché sfugge al nostro interesse e si sottrae alla vista. In una società che veicola l'apparenza come affermazione di esistenza, non ci curiamo di ciò che è sostanziale. Allontaniamo dagli occhi e dalla nostra coscienza i danni che perpetuiamo come nefasti Re Mida ad una Natura dolente, pensata come altro da noi stessi, usata come tappeto sotto cui nascondere rifiuti e veleni che essa restituisce mentre si adatta per sopravvivere. E lei sopravviverà. Mentre microplastiche, inquinamento, virus stanno mutando in maniera tendenzialmente irreversibile il cibo, l'acqua, il terreno e l'aria, la natura si riorganizzerà a spese dell'uomo. 

Molte cose ci sono nascoste nel mondo e nella nostra vita, ma abbiamo i mezzi per prenderne coscienza, cogliere i segnali, le tracce ed affrontare verità scomode e dolorose con il coraggio che dobbiamo alla nostra sopravvivenza. 

Il tempo non ci sarà sempre alleato e il risveglio da questo inganno potrebbe essere devastante e definitivo.

 many regolata-small

A breve sarà visionabile il nuovo sito natureisnotyourtoy.com attualmente in costruzione.

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